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Lo studio dell’Università di Pisa potrebbe aiutare la sintesi di farmaci per controllare le forme estreme della gelosia

Di Mario Pappagallo – Corriere della Sera

Capire come funziona il cervello degli stalker potrebbe aiutare la sintesi di farmaci per controllare le forme estreme di comportamento geloso. Secondo un nuovo studio sarebbe biologicamente programmato a generare comportamenti fuori controllo. Un gruppo di ricercatori della Facoltà di medicina dell’università di Pisa, Dipartimento di psichiatria e scienze neurologiche, ha scoperto le aree cerebrali responsabili della gelosia e di quei comportamenti deliranti alla base dello stalking o della sindrome di Otello, dal protagonista Shakespeariano uxoricida per gelosia. Il tutto analizzando scansioni ottenute con la risonanza magnetica e la letteratura sui disturbi neurologici e psichiatrici. Lo studio è stato pubblicato dalla rivista Cns Spectrums edita dalla Cambridge university press. Riconoscendo che la gelosia è un fondamento dell’esperienza umana, gli autori hanno cercato di determinare con esattezza cosa avviene nel cervello quando la gelosia si trasforma in una pericolosa ossessione che può sfociare nello stalking, ma anche nel suicidio o nell’omicidio.

LE RADICI DELLA GELOSIA – Le radici della gelosia sono localizzate nell’area cerebrale chiamata corteccia prefrontale ventro-mediale, localizzata all’incirca al di sopra della fronte. In questa regione si sviluppano le emozioni, le reazioni ad esse e le riflessioni su noi e gli altri. Qui sono processati i pensieri e i sentimenti della persona amata e si prevedono possibili scenari, compresi quelli relativi ad un abbandono. Il cervello del geloso ossessivo sembra avere tre caratteristiche: è propenso a credere che la relazione con l’amato sia l’unica cosa che abbia importanza; male interpreta l’innocenza dei comportamenti, dei pensieri e dei sentimenti dell’amato; percepisce la potenziale perdita dell’amato come catastrofica per la propria vita. Ciò può scatenare a sua volta reazioni estreme, fino all’omicidio. Per i ricercatori, in alcune persone questo processo possa diventare abituale e condurre ad un’attitudine alla gelosia distruttiva che si radica nel cervello.

TEMI DA APPROFONDIRE – Il team vuole ora approfondire questi aspetti ed esplorare come i farmaci possano essere d’aiuto. Alcune forme estreme di gelosia delirante, inoltre, sono comuni in disturbi psichiatrici come la schizofrenia e l’alcoolismo oltre che in disordini neurologici come la malattia di Alzheimer ed il morbo di Parkinson. Anche queste sinergie sono da approfondire. Spiega la ricercatrice Donatella Marazziti: «Lo studio è appena agli inizi. La gelosia solo di recente ha catturato l’attenzione delle neuroscienze. Purtroppo nelle attuali classificazioni dei disturbi mentali non c’è traccia della gelosia in quanto categoria a sé. Si trova nascosta nelle più vaste categorie della depressione, dei disturbi ossessivo-compulsivi, della paranoia. La nostra ricerca dimostra invece che in realtà è un disturbo mentale a sé stante, soprattutto nelle sue forme estreme».

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